domenica 23 maggio 2010

BIRRA BAVARIA



Bavaria Originale Brew (prodotta in bottiglie da 33 cl).
  • Bavaria 2.8 (una birra alternativa alla Premium, con il 2,8 % di alcool, esportata in Cina, prodotta in bottiglie da 33cl, 65 cl).

  • Bavaria 8.6 Red (una birra speciale rossa con un gusto dolce e poco amaro, prodotta bottiglie da 33 cl e in lattine da 50 cl).

  • Bavaria Premium (una birra speciale dalla scelta di vari tipi di orzo di qualità, con 300 anni di esperienza, prodotta in bottiglie da 25 cl, 33 cl, 50 cl, 65 cl e in lattine da 25 cl, 33 cl, 44 cl, 50 cl e 1 lt).

  • Bavaria 8.6 (una birra speciale bionda con il 7,9 % di alcool, prodotta in bottiglie da 33 cl, 65 cl, e in lattine da 50 cl).

  • Bavaria Crown (la birra più amata in Irlanda con il 4,2 % di alcool, prodotta in bottiglie 33 cl e in lattine da 50 cl).

  • Bavaria Malt (l'unica birra con lo 0 % di alcool, venduta anche con aromi, la classica prodotta in bottiglie da 33 cl, 25 cl e in lattine da 33 cl, la Apple (con mela) in bottiglie da 25 cl e in lattine da 33cl, la Karkadè in bottiglie da 25 cl e in lattine da 33 cl, la Lemon (con limone) in lattine da 33 cl).


mercoledì 19 maggio 2010

Stella Artois

Stella di Natale

Alle origini del nome Stella Artois vi è proprio la magia del Natale.

Nord Europa, Belgio, anni 20 inoltrati, freddo e suggestioni intense, Natale di altri tempi. Dove una birra speciale significa nutrimento vero, del corpo e dello spirito. Se il nome, Stella Artois, nasce nel Natale del 1926 per celebrare un momento speciale, in realtà questa birra belga ha origini antichissime: nel 1366, sempre nella cittadina di Leuven, nella birreria Den Horen (Il Corno). Ma è con la fondazione dell’Università nel 1425 e con l’arrivo a Leuven di persone da tutta Europa e di studenti soprattutto, che si consolano dai rigori del freddo e dello studio proprio con un allegro consumo di birra, che la piccola cittadina belga assurge all’onore delle cronache come la Città della Birra.

Nel 1717 il mastro birraio Sebastian Artois acquista la birreria e ne cambia il nome in Artois.

Cronache di consumi e di successi:

1680:

la produzione annuale raggiunge i 330 hl

1808:

la produzione annua tocca l'apice massimo degli 80.000 hl; Artois diventa la più grande birreria dell'Impero Francese

1842:

un nuovo tipo di birra nasce a Pilsen, in Boemia: una birra chiara, dal colore dorato e a bassa fermentazione, che prende il nome di Pils o Pilsner. Oggi il termine Pilsner identifica le birre di origine ceca e tedesca che presentano le caratteristiche sopra citate; Stella Artois, al pari delle birre provenienti da altri Paesi, presenta le stesse caratteristiche ma mantiene la denominazione di Lager

1918:

durante la prima guerra mondiale la birreria Artois viene distrutta. In seguito ricostruita, viene oggi protetta quale luogo di rilevanza storica

1930:

iniziano le esportazioni in tutta Europa

1960:

la produzione di Stella Artois supera 1 milione di hl

1987:

nasce il gruppo Interbrew, in seguito alla fusione tra la birreria Artois e Piedboeuf, primo produttore di birra in Belgio

1993:

a Leuven nasce la nuova birreria Artois, completamente automatizzata

1994:

Stella Artois viene distribuita su licenza in Italia

1999:

la produzione totale è pari a 6,7 milioni di hl

2002:

la produzione mondiale di Stella Artois raggiunge 8,9 milioni di hl: Gran Bretagna, Belgio, Francia, Stati Uniti ne rappresentano i maggiori Paesi consumatori. Nel nostro Paese il prodotto è distribuito da Beck's Italia

2003:

Beck's Italia rileva da Heineken Italia il portafoglio belga, comprendente i marchi Stella Artois, Hoegaarden, Leffe

2004:

Stella Artois viene importata direttamente dal Belgio

lunedì 3 maggio 2010

Proprietà nutrizionali e caloriche della birra

In principio fu l’orzo, poi venne il pane e la birra nella Mesopotamia, terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate, più di cinque mila anni fa.
La birra di Babilonia non aveva il luppolo,erba aggiunta nella bevanda in Baviera solo nel 1516 e attraverso una legge specifica : Reinheitsgebot!
Da sempre chiamata anche il “pane liquido” ,la birra è una bevanda – alimento.
Non è solo questione di feeling gustativo. I nutrienti contenuti nei vari alimenti che generano la birra hanno azioni utili per la integrità e funzionalità delle cellule umane. E’ l’insieme dei vari nutrienti,bevuti tutti assieme,che fa della birra,davvero un alimento e non solo una bevanda alcolica!
Anzi ! L’equilibrio tra la sua dose ragionevole di etanolo e gli altri principi nutritivi è il carattere dominante della birra. Altre bevande invece hanno una netta predominanza dell’etanolo . La birra non è quindi solo etanolo ! C’è di più.

CARTA DI IDENTITA’ NUTRIZIONALE DELLA BIRRA


(100g alimento)

Calorie………………………….37 ( birra chiara, le Calorie variano con il variare dei tipi di birra)
Acqua………………………. 93 g
Etanolo………………………. 3.4 g (variabile in base alla classificazione delle birre)
Carboidrati…………………… 3 g
Grassi………………………….. 0
Proteine………………………… 0.2 g
Potassio………………………… 175 mg
Calcio……………………………5 mg
Fosforo…………………………. 140 mg
Magnesio………………………. 48 mg
Silicio…………………………… 6 mg
Vitamina B2…………………….0.15 mg
Vitamina B3………………….. 4.5 mg
Vitamina B5…………………..0.24 mg
Vitamina B6……………………0.14 mg
Vitamina B12…………………..0.8 mcg
Acido Folico…………………….4 mcg

Il commento alla composizione nutrizionale può essere svolto concentrando l’attenzione sul basso numero delle Calorie, sulla dose moderata di etanolo,sui carboidrati : fruttooligosaccaridi, inulina e residui di maltosio non fermentato, sulla presenza di vitamina B6 e acido folico che svilupperò più avanti quando parlerò dell’omocisteina e malattie cardio vascolari, sulla significativa presenza di silicio minerale assai utile per la integrità delle ossa,sull’ottimo rapporto tra calcio e fosforo, nonché sulla scarsa presenza di sodio nella birra.
Vado ora ad evidenziare il ruolo della inulina (fibra idrosolubile) e FOS
( fruttoligosaccaridi) derivati dall’orzo!



CALORIE
BIRRA……………..…………………………………………. 35
VINO ROSSO DA PASTO……………………………………… 84
SPREMUTA FRESCA di ARANCIA……………………………33
SPREMUTA FRESCA di POMPELMO……………………… 30
SUCCO di ALBICOCCA…………………………………………47
SUCCO di ANANAS……………………………………………… 56
SUCCO di ARANCIA e POMPELMO……………………………43
SUCCO DI ARANCIA…………………………………………….. 36
SUCCO DI FRUTTA………………………………………………..56
SUCCO di LIMONE……………………………………………….. 21
SUCCO DI MANDARINO…………………………………………..50
SUCCO di MELA………………………………………...……… 38
SUCCO di MELACRANA…………………………………………..44
SUCCO di PERA…………………………………………………….60
SUCCO DI POMPELMO……………………………………………46
SUCCO di UVA……………………………………………………….46
SUCCO TROPICALE………………………………………………..47

La conoscenza del potere calorico delle varie bevande fa capire che la affermazione tradizionale “pancia da birra” dato a persone obese,su di peso per colpa della birra. Sono le abitudini alimentari e gli stili di vita scorretti,tipici dei forti consumatori di questa bevanda ,ad essere responsabili della loro linea non proprio invidiabile! E’ l’alto consumo di alimenti grassi e ricchi di Calorie,peraltro tipici delle zone continentali dove la birra è molto diffusa,il vero responsabile della obesità e dell’accumulo di grasso addominale.
La giusta dose giornaliera di birra può trovare il suo sano posto nella alimentazione consapevole di che vuol coniugare benessere e salute.

domenica 2 maggio 2010

Birra in Europa nel Medioevo

Come mai la birra si diffuse con celerità in Europa dopo la caduta dell’Impero Romano e, cosa importante, perché era particolarmente apprezzata? Dopo la caduta dei Romani e degli idoli pagani si diffuse una massiccia cristianizzazione che sconvolse l’Europa dal punto di vista sociale, politico e demografico, causando massicce ondate di migrazione in tutte le latitudini del continente. Proprio in quel periodo, alcuni monaci irlandesi diffusero la birra dalla loro terra in tutta l'Europa, soprattutto nell’Europa del nord, dove la birra era considerata un prodotto indispensabile e particolarmente apprezzato; bere acqua era, infatti, considerato poco salubre e segno di povertà. Inoltre la birra era senz’altro più buona!Nei monasteri si praticava lo studio dell'arte birraia, poiché il consumo di birra non comportava l'interruzione del digiuno, pratica questa molto sentita e diffusa tra i monaci. Gli storici del tempo riportano fedelmente che nel X secolo la razione giornaliera di birra dei frati era di cinque misure, ognuna delle quali corrispondeva ad un litro abbondante. Non male come consumo a scopo antisettico! Inoltre, la bionda bevanda divenne un'importante fonte di guadagno e le birrerie dei monasteri si trasformarono in mescite ben gestite e soprattutto molto frequentate. Con il medioevo s’introdusse l'impiego del prezioso luppolo come ingrediente. Il vantaggio del luppolo fu l’effetto antisettico ed inoltre, le birre così prodotte si potevano conservare per periodi molto lunghi, senza limitazioni, rendendone possibile il commercio e facendone una bevanda ''sicura'' sotto l'aspetto igienico. L'esempio più antico di una legge della purezza risale però al 1447 e fu emanata dal Consiglio della città di Monaco di Baviera, in Germania. Tali disposizioni di diritto alimentare giovarono alla qualità e alla diffusione della birra. In aree come la Svizzera l'arte birraia fiorì, ma solo fino nel tardo medioevo. Più tardi, i resoconti relativi al consumo di questa bevanda diventano più rari, incerti e con pochissimi dati. La coltivazione della vite era sempre più imperante e intensiva. Numerosi cattivi raccolti e conseguenti carestie non permisero l'impiego dell’orzo per la fabbricazione di birra e così l'arte della bronzea bibita rischiò di cadere nell’oblio. Fino al Seicento la produzione di birra dipendeva dal prezzo dell'orzo e del vino: se c'era molto grano era venduta a buon mercato, se invece mancavano i cereali a causa del cattivo raccolto, la produzione era quasi interrotta.

mercoledì 1 aprile 2009

Omaggio alla Forst

Fondata nel 1857 a Foresta (in tedesco Forst), frazione di Lagundo (Algund); all'epoca frazione di Marlengo (Marling) dai meranesi Johann Walnöffer e Franz Tappeiner.

L'azienda e la birra prende il nome da questa località dove oggi termina la superstrada Bolzano-Merano (Me-Bo).
Josef Fuchs, il capostitipe della dinastia, che rilevò l'azienda e che ancora oggi posside le azioni della Birreria, fece costruire il primo stabilimento della birreria Forst dove ancora oggi è collocato (dove può servirsi di notevoli quantità di acqua di sorgente del monte San Giuseppe).
La Forst oggi è una delle principali aziende produttrici di birra in Italia. Produce, nello stabilimento altoatesino ed in quello di Palermo, sei tipologie di birra, tra cui quelle di maggior successo sono:
  • Vip Pils: birra chiara, prima Pils prodotta in Italia - 5,0% alc.
  • Luxus Light: birra chiara leggera - 2,9% alc.
  • 1857: birra chiara, prodotto di punta creato per il 150 anniversario - 4,8% alc.
  • Kronen: birra chiara, prodotto principale della Forst - 5,2% alc.
  • Sixtus: birra doppio malto, con note di miele e liquirizia - 6,5% alc.
  • Premium: birra chiara e leggermente amarognola - 4,8% alc.
  • Heller Bock: birra chiara al doppio malto, presente solo nelle birrerie Forst e all'Insubrium di Mornago (VA) - 7,5% alc.

Esistono inoltre due tipi di birra Forst prodotte solo stagionalmente: la birra di Natale e la birra di Pasqua.

giovedì 19 febbraio 2009

“le tavole della birra”

La novità della Guida Espresso 2009: mangiare bene all’insegna del low cost
Alla scoperta dei 184 ritrovi del gusto “italiano” che meglio interpretano il nuovo trend del bere di qualità all’insegna della birra. Quest’anno, per la prima volta, la Guida “Ristoranti d’Italia” de L’Espresso li segnala in una sezione speciale raccontando anche una nuova tipologia di locale (non sempre il classico ristorante, ma spesso anche trattoria moderna, concept store, enoteche disposte a sconfinamenti nel mondo della birra e molto altro ancora) sempre più frequentato da un pubblico di cultori del buon mangiare. Cominciano a chiamarle “Tavole della birra” e sono il nuovo trend del mangiarbene italiano all’insegna del giusto rapporto qualità prezzo. Sono sopratutto in provincia, ma fanno tendenza anche nelle grandi città. Luoghi innovativi e polivalenti dove la birra è di casa, la cucina è gustosa e di qualità e dove è possibile passare una serata piacevole e divertente spendendo poco - in media meno di 35 euro, ma si può arrivare anche ad appena 20 – lasciandosi sorprendere dal “gusto birra”. Magari aiutati da esperti sommelier pronti a consigliare l’abbinamento “giusto”. Più spesso trattoria moderna che alla birra dedica veri e propri menù degustazione, passando per concept store, wine & beer bar, perfino librerie oltre alle tante enoteche che hanno fatto il “gran tuffo” nella birra. Ma c’è aria di birra anche in qualche grande ristorante a caccia di nuove frontiere del bere bene e di qualità, che la propone in Carta.
Una tendenza che quest’anno viene per la prima volta fotografata e fissata, in tutte le sue sfaccettature, dalla Guida “Ristoranti d’Italia” de L’Espresso, la veterana tra le guide gastronomiche italiane, che, con la collaborazione di AssoBirra - Associazione degli Industriali della Birra e del Malto, dedica alla beer philosophy una sezione speciale (“Le Tavole della Birra”, appunto), qualificandola come la grande novità dell’edizione 2009. La sezione, posta al centro della Guida e facilmente identificabile dal diverso colore, individua, descrive e recensisce – con gli stessi criteri redazionali adottati nelle altre sezioni - 48 “Tavole della Birra”, oltre a segnalare 136 locali già presenti in Guida (anche con punteggi molto elevati) che presentano un’offerta di birra adeguata alla loro qualità. In tutto, 184 locali che testimoniano la nuova apertura mentale del pubblico italiano – e perciò anche dei ristoratori - verso la birra.
L’iniziativa rappresenta la naturale evoluzione del premio speciale “Locali amici della birra” che dal 2006 la Guida assegnava ai tre ristoranti che più si distinguevano per l’attenzione riservata a questa bevanda. Da quest’anno, invece, la redazione ha deciso di mostrare tutte le sfaccettature dell’“avanguardia gourmet” che sta esplorando le potenzialità di questa bevanda naturale e moderatamente alcolica, protagonista di corsi e degustazioni, compatibile con la dieta mediterranea e il concetto di sana e corretta alimentazione.
Volendo tracciare un’ideale “mappa italiana dell mangiare di qualità all’insegna della birra”, sul podio dei cultori di questa bevanda figura, al primo posto, il Lazio, con ben 25 locali segnalati, davanti a Lombardia (20), Emilia Romagna (16) e il duo Toscana e Campania (13). Ma al di là dei numeri, colpisce, come abbiamo visto, l’eterogeneità del panorama birrario italiano e la sua capacità di contaminare anche regioni non tradizionalmente legate a questa bevanda.
25-40enne, diplomato o laureato: identikit del consumatore gourmet di birra.
La birra in Italia ormai è cosa “da grandi” e sta seguendo, a distanza di vent’anni, lo stesso percorso virtuoso intrapreso dal vino. Non è più solo confinata nei pub e nelle pizzerie e si avvia a conquistare un innovativo territorio del gusto e dell’abbinamento all’insegna dell’italianità. E con lei cambia anche il suo consumatore. Una recente indagine realizzata dalla Makno per AssoBirra ci aiuta a scoprire il profilo del frequentatore tipo delle “Tavole della Birra”: sono soprattutto ‘giovani’ tra i 18 e i 44 anni quelli che, più di tutti, guardano con interesse da gourmet alla birra e la scelgono per accompagnare i pasti, sia in casa che fuori. A riprova della concentrazione dei cultori dell’abbinamento birra-cibo proprio all’interno di questa classe di età, l’indagine ci dice che 75% dei 18-44enni al ristorante vorrebbe trovare una vera e propria Carta delle Birre, a fronte di una media nazionale (relativa a tutte le classi di età) del 45%. Ma colpisce, rispetto al passato, anche l’innalzamento progressivo dell’età media, e spesso anche del profilo socioculturale: i consumatori abituali (bevono birra almeno una volta a settimana), ad esempio, nel 2000 erano soprattutto giovani fra i 18 e i 24 anni, mentre negli ultimi 2 o 3 anni l’età si è andata assestando intorno ai 35-40 anni. Tutti, o quasi, laureati o diplomati, che navigano spesso su internet, dove cercano informazioni e consigli sulla loro bevanda preferita, cercando di capire in che modo la birra sposa i nostri attuali modelli di consumo alimentare mediterranei, classici e d’innovazione. In tanti, insomma, si avvicinano alla birra all’insegna della curiosità, della convivialità, della moderazione e del piacere di riscoprire in una nuova luce i piatti “indigeni” della tradizione regionale. O provare e sperimentare nuovi gusti e sapori. Come l’abbinamento con i crudi che da alcuni anni fanno tendenza nei nostri ristoranti (dai carpacci di manzo passando per marinate, sushi e sashimi, vinaigrettes e pinzimoni, fino ai formaggi) e che nelle “bionde” trovano un partner perfetto.

lunedì 1 dicembre 2008

Theresianer: La Birra d'Inverno


Racchiude in sé le suggestioni e la magia di una bevanda speciale, creata appositamente per regalare un momento di piacere.
Solo luppolo aromatico e malti d'orzo e di frumento altamente selezionati, la rendono morbida e gradevolmente dolce, da assaporare lentamente in ampi calici, per lasciarsi inebriare dagli aromi che sprigiona, come liquirizia, frutta secca, caffé tostato, marasche, cannella.
Si consiglia di gustarla accompagnata a formaggi erborinati, piccanti o stagionati per stuzzicarne il palato o con del cioccolato puro extra fondente per esaltarne il piacere.
La Birra d'Inverno Theresianer è la giusta guida per i vostri sensi alla scoperta di un caldo abbraccio di sapori.
L'eleganza e l'originalità della Birra d'Inverno Theresianer si ritrova anche nel packaging: per avvolgere la confezione sono stati scelti come colori predominanti il bronzo e il platino che donano un maggiore tocco di raffinatezza ed esclusività.

Si suggerisce di conservarla a temperature non inferiori a 10°C, sempre al riparo dalla luce e in luogo fresco e asciutto. Il leggero deposito sul fondo che potrebbe formarsi, è costituito da lievito sedimentato, caratteristica delle birre speciali ad alta gradazione. Può essere lasciato sul fondo, decantandone con cautela il contenuto, o aggiunto alla birra già versata, dopo averlo leggermente rimestato.

Gradazione: 9%

Vol.Contenuto: 0,75 cl

lunedì 27 ottobre 2008

Bionda, rossa, nera...

Il mondo della birra:
"La birra la bevo quando sono contento e quando sono triste. Talvolta la bevo quando sono solo. Quando sono in compagnia la considero obbligatoria. La sorseggio quando non ho fame e la bevo quando ne ho. Altrimenti non la tocco, a meno che non abbia sete.".


Voglio raccogliere informazioni del mondo della birra, la mia passione.

Un po' di wikipedia

La birra è una delle più diffuse e più antiche bevande alcoliche del mondo. Viene prodotta attraverso la fermentazione alcolica con ceppi di Saccoromyces Cerevisiae o Saccaromyces Carlsbergensis di zuccheri derivanti da fonti amidacee, tra cui quella più usata è il malto d'orzo. Il malto d'orzo è l'orzo germinato ed essiccato ed è conosciuto comunemente come Malto. Vengono tuttavia ampiamente impiegati anche il frumento, il mais e il riso, solitamente in combinazione con l'orzo. Altre piante meno utilizzate sono invece la radice di manioca, il miglio e il sorgo in Africa, la patata in Brasile e l'agave in Messico.
Per produrre la birra, il malto (o altra fonte di amido) viene immerso in acqua calda, dove - grazie all'azione di alcuni enzimi presenti nel malto stesso e dovuti alla germinazione - gli amidi presenti vengono convertiti in zuccheri fermentescibili. Questo mosto zuccheroso può essere aromatizzato con erbe aromatiche, frutta o più comunemente con il luppolo. Quindi, viene impiegato un lievito che dà inizio alla fermentazione e porta alla formazione di alcool, unitamente ad anidride carbonica (che viene per la maggior parte espulsa) ed altri prodotti di scarto derivanti dalla respirazione anaerobica degli zuccheri.
In questo processo si utilizzano ingredienti, tradizioni e metodi produttivi variabili: il tipo di lievito ed il metodo di produzione possono essere usati per classificare le birre in ale, lager o birre a fermentazione spontanea. Le bevande alcoliche fermentate da sostanze non amidacee come il succo d'uva (vino) o il miele (idromele), e le bevande distillate non vengono classificate come birra.

La birra è una delle bevande più antiche prodotte dall'uomo, probabilmente databile al settimo millennio a.C., registrata nella storia scritta dell'antico Egitto e della Mesopotamia. La prima testimonianza chimica nota è datata intorno al 3500-3100 a.C.. Poiché quasi qualsiasi sostanza contenente carboidrati, come ad esempio zucchero e amido, può andare naturalmente incontro a fermentazione, è probabile che bevande simili alla birra siano state inventate l'una indipendentemente dall'altra da diverse culture in ogni parte del mondo. È stato sostenuto che l'invenzione del pane e della birra sia stata responsabile della capacità dell'uomo di sviluppare tecnologie e di diventare sedentario, formando delle civiltà stabili. È verosimile che l'invenzione della birra sia infatti coeva a quella del pane; poiché le materie prime erano le stesse per entrambi i prodotti, era solo "questione di proporzioni": se si metteva più farina che acqua e si lasciava fermentare si otteneva il pane; se invece si invertivano le quantità mettendo più acqua che farina, dopo la fermentazione si otteneva la birra.
Si hanno testimonianze di produzione della birra addirittura presso i Sumeri. Due erano le principali tipologie prodotte nelle case della birra: una birra d'orzo chiamata sikaru (pane liquido) e un'altra di farro detta kurunnu. La più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra è, senza alcun dubbio, il Codice di Hammurabi (1728-1686 a.C.) che condannava a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione indicati (ad es. annacquava la birra) e chi apriva un locale di vendita senza autorizzazione.